Aspettative, realtà e nuove domande dopo la quinta edizione

Prima di entrare nei padiglioni di BolognaFiere avevamo parlato di aspettative. Mie, vostre e dei vignaioli.

Avevamo detto che Slow Wine Fair è una fiera che si interpreta e non si subisce.

Ora che la quinta edizione si è conclusa da più di una settimana, la domanda non è semplicemente “Com’è andata?”, ma “Cosa è stato confermato e cosa invece ha aperto nuovi interrogativi?”.

I numeri raccontano una crescita. 16.000 visitatori (+6% rispetto al 2025), 350 buyer da 30 Paesi, oltre 2.000 incontri B2B per le 1.100 cantine presenti (più del 60% biologiche o biodinamiche) e le 300 aziende di SANA Food.

Un evento in salute, inserito in un contesto che facilita il business grazie a una piattaforma relazionale concreta.

E questo è un punto fermo da cui partire.Slow Wine Fair 2026

Percezioni diverse, stessa fiera

La domenica, unica giornata aperta anche agli appassionati, ha restituito tre esperienze diverse.

C’è chi ha parlato di eccessiva affluenza e difficoltà nella gestione del banco.

Chi ha definito la giornata molto produttiva.

E chi l’ha percepita sottotono, complice la posizione dello stand.

Il tema della collocazione è stato ricorrente nei confronti con i vignaioli, soprattutto tra chi aveva già partecipato in passato e si è trovato in aree di minor passaggio.

In una fiera relazionale la logistica incide sulla percezione quasi quanto il vino proposto.

E qui si conferma quanto scritto prima dell’evento. Il punto di vista condiziona profondamente l’esperienza.

E ancora di più l’aspettativa data da una precedente partecipazione.Distribuzioni a Slow wine Fair 2026

Crescita e identità, un equilibrio delicato

Slow Wine Fair sta crescendo, è evidente.

E, quando un evento cresce, cambia inevitabilmente il suo equilibrio interno.

Ho avvertito in più conversazioni il timore che ampliandosi possa perdere la priorità data alle piccole cantine, lasciando più spazio alle distribuzioni aggregate.

Anche qui, però, le visioni si dividono:

  • alcuni piccoli produttori vedono nelle aggregazioni una riduzione della ricerca diretta, soprattutto da parte di enotecari e ristoratori
  • altri invece, proprio grazie a queste formule, riescono a partecipare evitando costi che altrimenti sarebbero proibitivi.

È una dinamica naturale quando un evento evolve, che però va analizzata. 

Le prime edizioni hanno colpito per l’essenza. Oggi quell’essenza è data per acquisita e l’asticella si alza.Amici della Slow Wine Coalition - Slow Wine Fair 2026

Il tema 2026 e ciò che ancora manca nel racconto

L’edizione 2026 ha portato al centro la giustizia sociale, l’inclusione e la parità di genere come elementi determinanti per un vino davvero “giusto”.

Come sottolineato dalla Slow Wine Coalition, la qualità organolettica non basta più a dare valore a un vino. La partita si gioca anche sulla partecipazione della cantina alla crescita della comunità in cui opera.

E qui emerge un punto interessante.

La maggior parte delle cantine continua a raccontarsi partendo dalle tipologie di vino e dalle caratteristiche tecniche.

Molto meno spontaneo è il racconto delle scelte in vigna, della sostenibilità concreta, della direzione futura.

Eppure il contesto dell’evento va esattamente in quella direzione.

Chi riesce a integrare questi elementi nel proprio racconto ha un vantaggio competitivo evidente. Narrativo e di posizionamento.

Un esempio concreto di innovazione in ottica di sostenibilità l’ho intercettato allo stand di San Valentino, che già prima della fiera aveva presentato sui social Floower, il suo primo vino rosso con Chestwine ®.

Un estratto naturale dai fiori maschili del castagno, sviluppato con la startup portoghese Tree Flowers Solutions (TFS), che sostituisce i solfiti. Migliora infatti la conservazione naturale del vino, ne stabilizza il colore, inibendo ossidazione e crescita microbica.

Una soluzione che altre cantine del riminese stanno iniziando a testare e apre scenari interessanti sul futuro del vino pulito e giusto.Floower vino rosso con Chestwine cantina San Valentino

Matching, opportunità e focus LATAM

La piattaforma di matching è stata utile e apprezzata, anche se come spesso capita alcuni appuntamenti sono saltati senza preavviso.

Il focus LATAM non è stato percepito da tutti come pienamente valorizzato.

Alcuni produttori speravano in maggiori contatti con importatori del Sud America, che non sono riusciti a concretizzare.

Questo apre una riflessione più ampia su quanto un focus tematico realmente riesca a trasformarsi in vere connessioni.International Buyer Lounge Slow Wine Fair 2026

SANA Food e aree tematiche

SANA Food è apparso più completo rispetto al 2025. Con una zona show cooking integrata e uno spazio dedicato alle novità, mi ha riportata al format di qualche anno fa, che univa SANA Beauty e SANA Food.

Centrale per SANA Food 2026 il ruolo del biologico, che tutela salute, ambiente e va promosso per avvicinare a scelte sostenibili nella quotidianità, anche fuori casa.

Ben accolte le degustazioni negli spazi delle istituzioni regionali alla scoperta di prodotti e produttori locali, tra i quali Regione Sardegna – LAORE, Regione Calabria e Regione Lazio.

Buona affluenza anche per la nuova area dedicata alla Banca del Vino – Annate Storiche e per gli spazi della Slow Food Coffee Coalition, della Fiera dell’Amaro d’Italia e del Mixology Lab.SANA Food 2026 - SANA novità e Cooking Show Area

Banco d'assaggio Fiera dell'Amaro d'Italia a Slow Wine Fair 2026Si è rafforzata inoltre l’alleanza tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia per un’agricoltura sempre più sana e sostenibile.

Grazie ai “sei Sì”:

  1. Sì all’agroecologia, no all’agricoltura intensiva
  2. Sì all’agricoltura biologica e al biocontrollo, no alla chimica di sintesi e agli OGM vecchi e nuovi
  3. Sì a un allevamento rispettoso degli animali e degli ecosistemi, no alla zootecnia industriale
  4. Sì all’educazione alimentare strutturale, no ai cibi ultra-processati
  5. Sì alla riduzione degli sprechi e all’economia circolare, no al modello lineare
  6. Sì ai diritti, no a caporalato e agromafie

Questi sei punti delineano una direzione chiara.

La domanda è quanto questa direzione venga poi percepita, raccontata e resa concreta negli stand.

Le degustazioni e le scoperte personali

Quest’anno ho osservato più di quanto abbia cercato nuove etichette. Qualche altro assaggio sarà nella newsletter di marzo.

Tra le realtà che mi hanno colpita c’è sicuramente Caprera, azienda agricola abruzzese che affianca alla produzione di vino da vigne di Trebbiano, Pecorino e Montepulciano coltivate dove ci sono sempre state, anche ulivi, api e grano.

Nata come azienda agricola già nel 1929 anche Ricci Carlo Daniele, produttore controcorrente di Timorasso con lunghe macerazioni sulle bucce e affinamenti in anfore interrate, senza lieviti selezionati né chiarificazioni. Oltre a Timorasso anche Barbera, Croatina e Nebbiolo in una proposta solida e identitaria.

Una filosofia produttiva forte, che però non trova ancora una piena corrispondenza nella comunicazione online. A partire dal profilo Instagram della cantina, @cascinasanleto, nome diverso da quello riportato in etichetta, che non è immediatamente riconducibile all’azienda.

L’ho scoperto solo dopo, perché entrambe queste realtà mi sono state suggerite in fiera da Federico di VNA. Altrimenti ne avrei parlato già con Mattia, figlio di Daniele, durante il nostro incontro allo stand.Vini Azienda Agricola Caprera a Slow Wine Fair 2026 Vini Azienda Agricola Ricci Carlo Daniele a Slow Wine Fair 2026

Una presenza digitale quasi assente mi ha spinta anche a fermarmi allo stand di Campolavico. Qui ho scoperto gli unici due vini in gamma finora: il bianco Maar e il rosso Tefra, prodotti da vecchie vigne autoctone (Malvasia Puntinata, Trebbiano Verde, Bombino e Cesanese). 

Il legame con il territorio lavico è presente anche nelle etichette, dove compaiono le stratigrafie dei suoli di coltivazione.

Durante l’incontro con i due Daniele, amici e fondatori della cantina, è emersa chiaramente la loro scelta di mantenere un approccio poco digitale. 

Un’attitudine che comprendo, però oggi una presenza online minima non è più solo uno strumento promozionale, è un modo per rendere accessibili le informazioni essenziali a chi scopre una cantina durante eventi come questo. 

Anche senza snaturare la propria identità, bastano spesso pochi elementi per permettere alle persone di ritrovare quei vini e quelle storie prima e dopo la fiera.Maar e Tefra vini cantina Campolavico a Slow Wine Fair 2026

Cosa ci insegna davvero questa edizione

Slow Wine Fair resta un evento solido, in cui il networking funziona. I numeri lo confermano.

Ma oggi non basta più partecipare pensando che il posizionamento si giochi solo sulla qualità del vino.

Si gioca di più sulla capacità di raccontare, perché quel vino esiste, quale visione lo sostiene e cosa rappresenta.

Qui molte cantine hanno ancora molto margine.

Slow Wine Fair 2027 è già in calendario, dal 21 al 23 febbraio, sempre a BolognaFiere.

Prima di chiedersi se partecipare è meglio interrogarsi su come farlo.

Se con la tua cantina partecipi a Slow wine Fair o a fiere come questa, puoi chiederti:

  1. il mio racconto è coerente con il contesto e i temi dell’evento?
  2. sto parlando solo del vino o anche della mia direzione?
  3. se cambiassi stand, resterei riconoscibile? Verrebbero a cercarmi?

BolognaFiere Ingresso Costituzione Slow Wine Fair Per restare in argomento Slow Wine Fair vi lascio qualche altro articolo dedicato all’evento:

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A presto

Lara – In vino venustas

*Grazie a Slow Wine Fair e SANA Food per l’accredito stampa

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