Un’anfora e una lezione sull’enoturismo che non mi aspettavo
Sono arrivata a Tenuta San Marcello per assistere all’apertura di un’anfora. Uno di quegli eventi che incuriosiscono subito chi ama il vino, perché escono dalla routine delle degustazioni tradizionali e permettono di assistere a qualcosa che normalmente resta dietro le quinte.
Pensavo di partecipare a una degustazione diversa dal solito, in realtà sono tornata a casa con una riflessione ben più ampia sull’enoturismo, che si ricollega al pensiero ricorrente di quanto sia diventato difficile trovare vere esperienze del vino in cantina.
Un’esperienza che parte dal vino e va oltre il vino
L’esperienza a Tenuta San Marcello prevedeva la possibilità di assistere all’apertura dell’anfora e al travaso, con assaggio direttamente dall’anfora. Passeggiata in vigna, visita in cantina con degustazione dei macerati della cantina e una cena alla loro Osteria del Vignaiolo con menù di 3 portate abbinate sempre ai macerati in anfora. Prezzo € 90,00 a persona.
L’inizio era previsto verso le 15:45. Una bella giornata di sole ci ha accolti a San Marcello dove un vento sottile faceva tintinnare gli scacciapensieri posizionati in vari punti esterni della Tenuta.
Abbiamo atteso l’arrivo di tutti i partecipanti, operazione che, come spesso accade, ha fatto slittare un po’ i tempi. Ne abbiamo approfittato per dare un’occhiata alla Tenuta e così ho scoperto diverse zone che non immaginavo.
Tenuta San Marcello infatti è nata 17 anni fa come Agriturismo e ancora questa è la sua dimensione principale. Anche se la direzione più sostenibile, con cantina di vini artigianali e un progetto del ristorante più stutturato, oggi avrebbe bisogno di un nome più identitario.
Con 8 camere e 4 appartamenti propone zone comuni come cucina e salotto relax anche per chi soggiorna in camera e corti esterne private per momenti di pace riservati.
Oltre la piscina con vista sulle vigne e le colline marchigiane ci sono diverse zone per rilassarsi tra tavoli, sdraio, patio ombreggiato e uno splendido tavolo in legno realizzato con materiali di recupero che dà sul campo di fieno accanto al logo FIVI.
Non sorprende che Tenuta San Marcello faccia parte della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – FIVI, una scelta coerente con il modo in cui interpreta il vino, il lavoro in vigna e il rapporto con il territorio.
Presente anche una struttura esterna credo operativa in estate come punto bevande e forse piccolo ristoro.
Qui è arrivata la prima sorpresa. Seguivo Tenuta San Marcello da tempo e pensavo di avere già un’idea abbastanza chiara della struttura. In realtà, una volta sul posto, ho scoperto spazi e possibilità che non avevo mai percepito online.
È una situazione che incontro spesso visitando cantine e wine resort. Si comunica molto il vino o le inziative, a seconda delle strutture, molto meno tutto ciò che aiuta le persone a viverlo.

Tutto però è iniziato da un’anfora
Un progetto che Tenuta San Marcello porta avanti da anni, ispirato alla tradizione georgiana delle qvevri di cui Massimo, vignaiolo e titolare, si è innamorato studiandola in Georgia. Un inizio come produzione personale, nel tempo è diventato parte integrante dell’identità della cantina.
Prima etichetta nel 2016 e l’anno successivo è iniziato il viaggio del Cielo Sommerso. Una sorta di ritorno al passato, visto che già 3000 anni fa nelle Marche i Piceni facevano vino in anfora.
Quando siamo arrivati, l’anfora era ancora sigillata. Intorno poche persone, il silenzio delle colline marchigiane e la curiosità di assistere a qualcosa che normalmente resta dietro le quinte.
Il vino, ottenuto da Verdicchio particolarmente maturo, prerogativa imprescindibile, perché l’anfora amplifica i sentori, era destinato a diventare parte di due etichette della cantina: Cielo Sommerso (Verdicchio solo anfora) e Indisciplinato (blend anfora e acciaio).

L’apertura è avvenuta con calma, tra spiegazioni e domande dei partecipanti, incuriositi soprattutto dal momento dell’accensione delle candele. Che aveva la funzione precisa di evitare l’ossidazione del vino durante le operazioni, non quella di creare atmosfera.
Dopo il primo assaggio direttamente dall’anfora, che mi ha sorpresa per struttura, pulizia e brillantezza, è iniziato il travaso.
Una parte meno scenografica, ma non meno interessante, perché è raro poter osservare il vino scendere lentamente, fino alla parte più solida depositata sul fondo, ascoltando le spiegazioni del vignaiolo. Però siamo rimaste solo due coppie a seguirla, la maggior parte dei partecipanti ha preferito concedersi una pausa prima della degustazione e della cena.
Capisco che sulla carta possa sembrare la parte meno coinvolgente della giornata, in realtà permette ancora meglio di comprendere il lavoro che c’è dietro e porta passo dopo passo al vino che beviamo.
Anche qui molte cantine hanno ancora un’opportunità poco sfruttata.
Potrebbero guidare ancora di più la curiosità, contribuendo a costruire una cultura del vino più profonda e partecipata.
Non era solo una degustazione
L’apertura dell’anfora comunque era solo l’inizio. L’esperienza proseguiva con la degustazione dei vini Tenuta San Marcello, all’esterno, sotto una pergola.
A differenza del programma in degustazione ci sono stati altri vini della cantina, non i macerati. Scelta che ho preferito, così abbiamo avuto una panoramica più completa della cantina. Che, in passato avevo solo sfiorato in qualche occasione, senza riuscire ad approfondirla.
La degustazione è stata accompagnata da un tagliere di salumi e formaggi locali, l’antipasto della cena, che sarebbe seguita.
Dalla tavolata unica sotto la pergola a quella nella veranda dell’Osteria del Vignaiolo dove abbiamo potuto provare gli abbinamenti degli chef Cecilia Cargini e Andrea Purgatori pensati attorno ai vini in anfora:
- Vincisgrassi marchigiani con Melano in anfora rosso da Lacrima di Morro d’Alba
- Collo di maiale e il suo contorno con Indisciplinato, Verdicchio in anfora e acciaio
- Tris di Erborinati (capra, blu dadone e vaccino) con Cielo Sommerso, Verdicchio in anfora.
Una cucina che valorizza le materie prime locali, i prodotti dell’orto e gli animali a fine carriera in un’ottica di etica e sostenibilità.
Pascale, moglie di Massimo, che con lui gestisce Tenuta San Marcello, ci raccontava del suo orgoglio per il Ferragosto vegetale. Decisamente insolito, soprattutto in una regione come le Marche.
Una scelta che apprezzo e condivido, visto che da quasi un anno seguo un’alimentazione con prevalenza vegetale e trovo sia importante farlo per la nostra salute e quella del pianeta.

Per concludere un’anticipazione sul futuro del Cielo Sommerso, di cui magari riparleremo quando sarà ufficiale e un segnalibro decorato a mano come ricordo della giornata appena trascorsa.
Finita la cena, notte in struttura e colazione al risveglio, sempre nella veranda, solo in veste diversa.
Credo infatti che tutti i partecipanti abbiano sfruttato la promozione dedicata al pernottamento.
Cosa fa la differenza in un’esperienza come questa
Da questa esperienza, che più evento è stata una parentesi all’interno della tenuta, ho individuato alcuni aspetti che l’hanno resa tale.
Il ritmo:
la prima cosa che mi ha colpito è stata l’assenza di fretta e una giusta organizzazione. La sensazione era che ogni momento avesse il proprio equilibrio dall’inizio alla conclusione.
La coerenza:
spesso le strutture propongono attività interessanti che però sembrano scollegate. Qui l’anfora era il punto di partenza di un racconto che continuava nei vini, nei piatti, negli spazi e nelle parole utilizzate per raccontare il progetto. E che la cantina fosse ancora incompleta, è stato del tutto irrilevante.
Il coinvolgimento:
un altro aspetto interessante è stato la libertà di partecipare, soprattutto alla parte tecnica. Chi preferiva rilassarsi poteva vivere parte della giornata in modo diverso e questo ha migliorato il coinvolgimento, perché chi ha scelto di restare stava partecipando perché lo voleva e non perché doveva.
Nonostante il discorso fatto poco fa, l’ho trovata una scelta intelligente.
Una conversazione che mi ha fatto riflettere
Parlando con i proprietari è emerso un aspetto che non mi aspettavo.
Molte persone scelgono Tenuta San Marcello prima di tutto come agriturismo.
Si informano su camere, piscina, servizi e attività nei dintorni. Solo successivamente scoprono il mondo del loro vino e la cantina. E a volte nemmeno lo fanno.
Lo ammetto, la cosa mi ha sorpresa. Sarà perché chi vive il settore vede nella cantina il punto di partenza o comunque un elemento imprescindibile.
Più ci pensavo però, più mi rendevo conto che probabilmente non è un caso isolato.
Molte persone arrivano al vino passando da altre porte.
Ed è proprio qui che bisogna lavorare per creare un enoturismo più consapevole.
Negli ultimi anni si parla molto di calo dei consumi, nuove abitudini e cambiamenti nel modo di vivere il vino. Temi reali e importanti, però una parte della risposta passa anche dall’esperienza.
Le persone a volte si avvicinano a una cantina, perché cercano un bel luogo, una pausa rilassante o un territorio da scoprire.
Il vino può diventare il filo conduttore che lega tutto.
Non deve necessariamente essere il punto di partenza. Può essere ciò che resta, anche quando non si pensava che lo sarebbe stato.
Sono arrivata per un’anfora, sono tornata con una riflessione
L’apertura dell’anfora è stata la ragione per cui sono arrivata a Tenuta San Marcello, ma non è l’unico ricordo che mi sono portata a casa.
Quello che mi è rimasto è la sensazione di aver vissuto un’esperienza coerente, autentica e costruita attorno a un’idea chiara, con un ritmo diverso da quello a cui siamo abituati ogni giorno.
Credo che il futuro dell’enoturismo passi anche da qui. Non dal moltiplicare le attività o dal rincorrere formule sempre più elaborate, ma dal creare esperienze coerenti e capaci di avvicinare al vino anche chi inizialmente era arrivato per altri motivi.
Perché non tutti prenotano una camera pensando alla cantina, però una buona esperienza, e una buona comunicazione, possono fare nascere curiosità e trasformare un semplice soggiorno in un primo passo nel mondo del vino.
Altri spunti su esperienze del vino ed enoturismo:
- ESPERIENZE IN VIGNA E IN CANTINA
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Lara – In vino venustas
