Cosa ho scoperto tra assaggi, cantine e nuovi spazi del Mercato FIVI a BolognaFiere
Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti 2025 si è concluso, dopo tre giorni intensi di degustazioni, incontri e confronto con il Convegno “Il vino di domani” e l’Assemblea dei soci FIVI. Momenti utili per fare il punto sugli obiettivi raggiunti e sulle priorità future dell’Associazione.
Anche quest’anno ho partecipato raccogliendo impressioni e scoperte per raccontare cosa succede dentro questo evento così atteso.
Un’edizione viva e partecipata, dove si è tornati a respirare lo spirito FIVI.
Quello che segue è il mio racconto personale di quello che mi ha colpita tra novità, conferme, più qualche aneddoto e riflessione su questo appuntamento speciale. 
BolognaFiere funziona tra spazi, acquisti e carrelli
L’edizione 2025 ha registrato di nuovo numeri in crescita, superando i 28.000 visitatori del 2024.
1000 vignaioli anche quest’anno. Il numero andrebbe ridotto rivendendo il format o proponendolo in più riprese, perché è davvero tanto dispersivo e si riesce a incontrare solo una minima parte dei produttori.
Gli spazi di BolognaFiere si confermano perfetti per un evento con questi numeri.
Quest’anno sono tornati anche i carrelli. Tanti. Un dettaglio che ho notato subito e che racconta un cambiamento negli acquisti, stando anche ai dati del consumo di vino.
Un ritorno che fa bene ai produttori e un segnale per distributori, ristoratori e altri canali di vendita.
Carrelli utili anche per giacche e cappotti, nonostante il guardaroba, che resta una comodità di BolognaFiere.
Qualche intoppo nei trasporti non è mancato tra fermate soppresse e linee interrotte di sabato, nonostante l’apertura dell’ingresso costituzione. Per il 2026 confidiamo in un’organizzazione più fluida anche fuori dai padiglioni.
Stand istituzionali, FIOI e sapori regionali
Tra le novità che hanno dato un nuovo ritmo alla manifestazione, i due stand istituzionali annunciati in conferenza stampa.
La Regione Emilia-Romagna ha proposto un calendario di approfondimenti su prodotti DOP e IGP abbinati ai vini locali, mentre lo spazio dedicato agli olivicoltori FIOI ha offerto degustazioni guidate di oli e pairing con finger food pensati ad hoc.
Oltre ai banchi di assaggio nella corsia centrale del Padiglione 30. Un modo per far dialogare olio e vino.
Quest’anno anche l’ufficio stampa aveva il suo stand e finalmente ho incontrato di persona Axelle, dopo anni di e-mail. 
L’area food è stata ripensata in modo più funzionale con 14 food truck e spazi a sedere dedicati.
Accanto ai nomi storici come Bstradi, Quelli della Bombetta e Migliori Olive Ascolane, diverse proposte dal classico territoriale alle golosità per una pausa oltre il pranzo.
Come lo stecco fritto di mortadella, i tortellini fritti e le tagliatelle fritte a pop corn di Merlino.
Stavolta per me una lasagna classica davvero ben fatta, di cui ho apprezzato la proposta vegetale come alternativa.

Il mio percorso di assaggi tra nuove cantine e decisioni sul campo
Per questa edizione ho scelto di limitare i saluti a chi già conosco bene, per concentrare il tempo sulle scoperte e qualche incontro dedicato alle consulenze.
Il Mercato FIVI non è l’evento per approfondire strategie, però con la partecipazione di così tante cantine saltano all’occhio le differenze tra gli stand. Anche ai produttori stessi.
Esclusi i big, che avranno sempre la fila, spiccano le cantine più piccole, che grazie a una comunicazione solida attirano costantemente visitatori. Mentre altre passano la maggior parte del tempo al telefono.
È il segno chiaro che partecipare a una fiera non basta. Ecco perché ho pensato ai miei servizi per farsi trovare, scegliere e ricordare. 
Per gli assaggi la lista che avevo preparato è stata scremata a più riprese, però ho mantenuto i principali, anche se tra avanti e indietro vari qualche banco è sfuggito. Più di 15.000 passi in poche ore tra padiglione 29 e 30 per cercare di portare avanti un percorso coerente.
Mi sono concentrata quasi esclusivamente su cantine nuove, selezionate per vitigni autoctoni particolari, vitigni resistenti o dettagli che mi avevano incuriosita prima della fiera.
Restano diversi nomi come priorità per le prossime edizioni o altri eventi.
Metodo Classico e due cantine delle Marche
Una partenza con alcuni Metodo Classico, dal Trentino alla Sicilia, senza molto da segnalare e un assaggio interessante di Albana di Romagna da Branchini 1858.
Sono state le Marche a colpirmi in questa fase e anche a fine giornata sono rimaste nella rosa delle scoperte migliori.
Due cantine da segnare:
- Podere Sabbioni: Maceratino o Ribona, protagonista, soprattutto nel Metodo Classico e nel Ribona della Famiglia, per questa cantina in prossimità della riserva naturale dell’Abbadia di Fiastra. E anche un Verdicchio “base” sorprendente. L’incontro con Massimo è stato di quelli che ti fanno pensare subito di prenotare una visita in azienda
- Cossignani L.E. Tempo: solo spumanti biologici dalla Val Menocchia per la cantina di due giovani fratelli, Letizia ed Edoardo. Da Pecorino, Chardonnay e Sangiovese, con un Pecorino Extra Brut al limite con il Dosaggio Zero, che rimane e incontra il gusto di chi apprezza i vini verticali. Note più cremose e di frutta secca nello Chardonnay da 3 annate (22, 21 e 20, la prima della cantina), tutt’altra cosa di quelli di montagna.
Due progetti che valorizzano il territorio e la loro identità, che vale la pena seguire.

PIWI: conferme, prime annate e una scelta per il futuro
Anche quest’anno un blocco importante del mio percorso è stato dedicato ai vitigni resistenti PIWI. L’edizione 2024 mi aveva regalato belle scoperte, quindi ho voluto continuare.
Ho trovato prodotti con personalità, sperimentazioni interessanti e progetti all’inizio, che promettono bene.
Tra i nuovi assaggi:
- Bergamini cantina a Lazise sul Lago di Garda con il Johanniter Muscaris
- Crodi, realtà sulle colline di Valdobbiadene con agriturismo, osteria da 125 anni e le prime annate di Cesare e Caterina, rispettivamente da Bronner e Souvignier Gris
- St. Quirinus cantina di Caldaro alla sua prima partecipazione al Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, con il Brut da Johanniter e Bronner, il bianco fermo Plantis Weiss da Aromera, Johanniter, Bronner e il Rosé da varietà PIWI rosse vinificate in rosato. Segnalo anche Sauvignon Blanc e Pinot Nero tra i tradizionali
- De Bacco con il G1J10 da Solaris, la proposta che mi ha convinta di più tra questi nuovi assaggi. Tra gli autoctoni la rarissima Pavana. Una nota sulle etichette di questa cantina, dove ogni vino è rappresentato da un animale, che rimanda a un membro della famiglia. Con diversi dettagli nell’illustrazione e nel nome. Vi consiglio di chiedere il motivo di certe etichette, perché spesso, come in questo caso, le risposte danno qualcosa in più all’assaggio. Non vi rovino la sorpresa.


Le novità PIWI Nove Lune
Tra le novità resistenti più attese le due nuove proposte di Nove Lune: Sinus Roris primo rosso Nove Lune in sole 650 bottiglie e Costa Jels lo spumante da Bronner, Johanniter e Souvignier Gris affinato 60 mesi nella miniera Costa Jels di Gorno. Una bottiglia importante così come il progetto. Un assaggio che colpisce, con un mix tra una cremosità avvolgente e una freschezza che si fa strada.
Qui si fa spazio un aneddoto personale. La prima volta che incontrai Alessandro Sala, a Merano 2019, chiesi del rosso, che avevo visto “in arrivo” sul sito e lui mi rispose secco “Non esiste”. Oggi quel rosso esiste. Ha ancora bisogno di tempo, ma c’è. È il bello di seguire questi percorsi nel tempo.
Se per Alessandro vinificare PIWI è una missione da sempre, in generale mi ha fatto piacere sentire dalle parole dei vignaioli come queste varietà resistenti siano una scelta sentita e priorità per il futuro.
Sono rimasti sulla mia lista PIWI i rosati e rossi di Corte Zecchina, che alla fine mi sono persa e le proposte di Weingut Sonnleiten e Baron Longo, che non erano in assaggio al Mercato. 
Altre realtà interessanti, nuove e non
Tra le altre degustazioni vi segnalo Palazzo Tronconi, cantina biodinamica certificata Demeter con i suoi vini da vitigni autoctoni da Pampanaro, Lecinaro e Olivella.
E Siridia con una proposta di Valpolicella attuale, giovane e fresca. Un Amarone da Corvina, Corvinone, Rondinella e Spigamonti, che vuole essere un “atleta scattante”. E un Metodo Classico Blanc de Noir da Pinot Nero e Corvina.
Entrambe cantine che anche grazie a un bel lavoro di comunicazione hanno invogliato la visita al Mercato FIVI 2025.
Mi restano degli assaggi da fare, recupererò alla prossima occasione. 
Anche se ho limitato le visite alle cantine già note, oltre ai saluti volanti, da qualcuno c’è stato anche qualche assaggio.
Come da Altomonte, da Jacopo Paolucci alla sua prima partecipazione e da Tenuta i Fauri con il nuovo Cerasuolo in anfora Particella 178 in anfora, solo in 800 bottiglie e 50 magnum.
Ho riassaggiato qualcosa da Irene Cencig, incontrata al Mercato FIVI 2022, che nel frattempo ha uniformato le cantine allo stile del Fermi Tutti, presentato proprio quell’anno in Fiera.
E il nuovo bianco beverino Nientedimeno di Giovannini, proposta d’entrata, meno impegnativa delle sue Albana, con etichetta scelta sui social.

Uno spirito ritrovato
È stata un’edizione ben riuscita, con vignaioli disponibili, visitatori interessati e una sensazione diffusa di equilibrio.
Lo spirito FIVI è tornato a farsi sentire, come se il Mercato avesse finalmente ritrovato la sua casa anche a Bologna.
E in più quest’anno il Mercato FIVI 2025 ha dato un bel segnale. Lato comunicazione e acquisti.
Ne parleremo meglio nelle prossime newsletter per vignaioli e winelover. Anzi, un grazie a chi si è iscritto durante l’evento.
Ci sono aspetti da migliorare, partendo dal numero dei produttori, ancora troppi, come dicevamo in apertura.
Però la strada sembra essere quella giusta e l’impegno attivo dei vignaioli e delle vignaiole FIVI potrà contribuire a mantenere la direzione.

Il prossimo appuntamento del vino a Bologna Fiere è Slow Wine Fair a febbraio in attesa del prossimo Mercato dei Vini FIVI 2026.
Raccontatemi le vostre impressioni se avete partecipato. Da una parte o dall’altra dei banchi d’assaggio.
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Lara – In vino venustas
